TRASPORTO ELETTRICO: LA PANACEA DI TUTTI I MALI?

Sul Il Giornale – Economia è apparso un lungo articolo dal titolo: “La mobilità nell’era dell’elettrico: come ci sposteremo fra 10 anni”. L’articolo inizia con delle cifre: 7 milioni sono i morti nel mondo ogni anno causa l’inquinamento atmosferico ( sono numeri OMS quindi da prendere con le pinze!); si continua poi affermando che il settore dei trasporti è responsabile del 30% delle emissioni umane di anidride carbonica (si, quella dell’effetto serra!) e che di questo 30% circa il 70% è da attribuirsi al trasporto su strada. Quindi di tutta l’anidride carbonica emessa da attività umane, circa il 20% (30% x 70%) è da addebitarsi alla locomozione su strada. Per questo, cita sempre l’articolo, durante il lock down si è assistito ad un miglioramento eccezionale della qualità dell’aria nelle varie città (anche se l’emissione di CO2 nel mondo è continuata imperterrita a crescere come riportato nel nostro precedente articolo!).

“Di conseguenza” riporta sempre l’articolo, “ una delle chiavi per ridurre l’inquinamento atmosferico e le emissioni di gas serra è rappresentata dai veicoli elettrici”.

Attenzione: non precisa che questo si riferisce alle città; dice solo che usando i veicoli elettrici diminuisce l’inquinamento e la emissione di CO2.

L’articolo continua poi citando uno studio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente  il quale afferma che le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle auto elettriche nel loro ciclo di vita dovute principalmente alla produzione e smaltimento delle batterie , sono il 50% di quelle emesse da veicoli a combustione interna tradizionali e quindi conclude che “ la diffusione di veicoli elettrici è una delle azioni più semplici e veloci per contrastare il cambiamento climatico” raccomandando in tal senso che vengano messi in atto dai vari Governi incentivi per trasformare definitivamente il parco veicoli mondiale da combustione interna a elettrico.

Il parco automotive mondiale nel 2019 contava circa 7 milioni di veicoli elettrici, in netta crescita se si pensa che nel 2010 erano solo 17.000!

Secondo Bloomberg nel 2030 lo stock globale di veicoli elettrici raggiungerà i 245 milioni e nel 2040 oltre la metà dei veicoli passeggeri sarà a trazione elettrica!

Sono proiezioni possibili se si continuerà con la follia odierna di buttare soldi (con gli incentivi) per convincere il popolo a passare all’elettrico nella illusoria speranza di abbattere le emissioni di CO2 antropiche!

Eh si, perché quello che tutti questi articoli non dicono è che i veicoli elettrici per muoversi hanno ovviamente bisogno di energia elettrica, che sta nelle batterie di bordo; ma una volta che le batterie sono scariche cosa succede? Che ci si deve attaccare alle varie colonnine elettriche per ricaricarle; e da dove proviene l’energia elettrica che dalle colonnine fluisce nelle batterie della nostra autovettura? Ovviamente dalla centrale elettrica  posizionata fuori città che, per produrre questa energia supplementare (che con le autovetture a benzina o gasolio non viene richiesta) deve ovviamente bruciare più gas o gasolio o carbone. E cosa succede quando si brucia qualcosa? Che si emette la famigerata CO2! E allora quella che non si emette più con l’autovettura, viene comunque emessa dalla centrale elettrica! ( vedasi anche nostro precedente articolo AUTO ELETTRICHE: INGANNO O BENEFICIO REALE?)

Quando si fa questa precisazione, i presunti scienziati o divulgatori ti dicono subito che si, è vero, ma comunque la CO2 totale  emessa dalla centrale è inferiore rispetto a quella emessa dalle singole autovetture (notare che se metti all’angolo questi pseudo scienziati, si passa già da “zero emissioni di CO2” a “emissione inferiore di CO2”!).

Ma questa è una grande sciocchezza! Nei motori a combustione interna delle autovetture si brucia gasolio o benzina  con un rendimento che oggi supera il 30% (ovvero di un litro di benzina solo un terzo si trasforma in energia motrice) e si emette la CO2 corrispondente alla combustione; in una centrale si brucia gasolio o gas o carbone (e conseguente emissione di CO2) per produrre vapore acqueo che pilota poi una turbina che fa girare un generatore elettrico che produce energia elettrica. Considerando il rendimento del ciclo termodinamico e quello del generatore elettrico, il rendimento globale è anche qui attorno al 30% (è leggermente più alto nelle cosiddette centrali “turbogas”).

Non è quindi vero che, a livello di emissioni globali di CO2, vi è un vantaggio passando dalle autovetture tradizionali a quelle elettriche; anzi, il bilancio globale è a sfavore di quelle elettriche perché in queste vi è anche il contributo dovuto alla costruzione e smaltimento delle batterie.

E che dire poi della necessità di costruire innumerevoli altre centrali elettriche per fare fronte alla richiesta di ricarica di milioni e milioni di batterie di auto? Oltre all’impatto ambientale ( nessuno gradisce avere una centrale elettrica nelle proprie vicinanza!) vi sono gli ingenti costi legati alla loro costruzione e mantenimento.

Tanto per essere più espliciti, in Italia oggi vi sono circa 52 milioni di autoveicoli, quasi tutti a combustione interna, quindi a benzina e gasolio. Se si realizza l’ipotesi Bloomberg ovvero che nel 2040 il 50% dei veicoli circolanti sarà elettrico, significa che nel 2040 in Italia vi saranno oltre 25 milioni di auto elettriche, le quali per circolare richiederanno in un anno circa  125.000 Gw/h.

( il consumo di una auto elettrica è di almeno 20Kw/h ogni 100 Km; ipotizzando che un utente medio percorra 25.000 Km all’anno, il suo fabbisogno di energia elettrica in un anno è di circa 5.000 Kw/h; se si moltiplica questo valore per 25 milioni di utenti, si ha quindi un  fabbisogno annuo di circa  125.000 Gw/h).

Avendo a mente che il fabbisogno di energia elettrica oggi in Italia è pari a circa 330.000 Gw/h (di cui circa 40.000 importati), significa che da qui al 2040 dovremmo incrementare la nostra produzione di energia elettrica di circa il 40%. Ipotizzando di costruire centrali da 1 Gw di potenza (valore medio in Italia) , entro il 2040 avremmo bisogno di costruirne ben 18, per un costo totale di circa 45-50 miliardi di euro. A ciò va sommata la difficoltà di reperire le aree adatte, l’impatto ambientale (le centrali hanno bisogno di corsi di acqua per il raffreddamento), le spese di mantenimento, le spese di demolizione alla fine della loro vita, il potenziamento della attuale rete di trasporto energia, l’installazione di qualche milione di colonnine per la ricarica!

Tutto questo per diminuire di un 25-30% l’inquinamento cittadino ( per qualcuno  può valere la pena), lasciando però inalterato l’inquinamento del Paese e le emissioni di CO2 antropica.

Un reale vantaggio in termini di abbattimento di emissione CO2 lo si avrebbe se, per generare il supplemento di energia elettrica richiesta dalle nuove autovetture, si usassero centrali green, ovvero energia rinnovabile, in quanto in questo caso non verrebbe emessa anidride carbonica. Ma quali sono queste sorgenti green? Presto detto: cascate di acqua, eolico, solare, geotermico e biomassa.

La sorgente idroelettrica nel mondo industrializzato è già sfruttata praticamente al massimo (in Italia non c’è più cascata, per piccola che sia, che non sia già utilizzata!) e quindi non possiamo basarci su di un incremento di questa forma di energia; l’eolico e il solare per quanto ancora potenzialmente sfruttabili, hanno il grande difetto di avere una energia “diluita” nel tempo e nello spazio, sulla quale non si può fare affidamento di continuità; hanno inoltre un impatto ambientale tremendo con torri in cemento e ferro alte anche 100 metri (l’eolico) o spazi occupati di ettari ed ettari (il solare).

Il geotermico e la biomassa rappresentano una nicchia nella nicchia e non sono certo sfruttabili industrialmente.

La natura ci ha messo a disposizione un’altra potente sorgente di energia, che il mondo si ostina a non considerare “green”: la sorgente nucleare! Non emette residui di CO2 o di altri gas tossici, ha un costo per Kw/h molto inferiore a quella prodotta con altre fonti, è sicura in quanto le moderne centrali nucleari hanno sistemi di sicurezza ridondanti che ne assicurano lo spegnimento e il contenimento anche in situazioni estreme. (si ricorda che le vittime di incidenti nucleari dirette o indirette, sono di due ordini di grandezza inferiori rispetto a quelle delle centrali elettriche tradizionali).

La generazione di energia elettrica tramite il nucleare è l’unica soluzione che permetterebbe un parziale abbattimento dell’inquinamento nelle nostre città ed una reale diminuzione delle emissioni di CO2 antropiche; questo, come già spiegato in vari altri articoli, non avrebbe nessuna influenza sul cosiddetto cambiamento climatico, ma farebbe felici i seguaci gretini che così magari smetterebbero di infastidirci con le loro panzane.

Ma purtroppo per Greta, l’Italia è orgogliosamente e puerilmente anti centrali nucleari! E anche le poche che avevamo costruito non hanno fatto in tempo a entrare in funzione e sono state subito riconvertite ai combustibili tradizionali (che emettono questi si, la famigerata CO2!), sprecando un sacco di miliardi!

E allora andiamo avanti così! Culliamoci nella illusione che la mobilità elettrica possa curare i mali del mondo e continuiamo a buttare miliardi di euro per passare ad una economia cosiddetta green.

Compriamoci una autovettura elettrica pagandola il doppio di una normale e, mentre guidiamo col finestrino abbassato respirando a pieni polmoni la presunta aria pura cittadina,  sentiamoci orgogliosi di aver contribuito a salvare il mondo; non emettiamo più CO2! Il fatto che la emetta la centrale elettrica fuori porta è un dettaglio: in fondo se “occhio non vede, cuore non duole”!

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