PIETRO BADOGLIO: IL PEGGIO DEL POPOLO ITALIANO!

Oggi vorrei parlarvi di una figura controversa della nostra Storia contemporanea, una figura che ha solcato la fine del XIX secolo e una buona metà del secolo scorso e che è stato oggetto di innumerevoli scritti, dibattiti, documentari televisivi (l’ultimo in ordine di tempo sulla RAI 3 qualche settimana fa): il Maresciallo d’Italia Pietro BADOGLIO.

Se chiedessimo agli under cinquantenni chi fosse costui, credo che riceveremmo pochissime risposte sensate; se lo chiedessimo agli over cinquantenni, riceveremmo qualche risposta e dettaglio in più, ma per gran parte di essi credo che il collegamento della Storia con Badoglio è rappresentato dall’8 settembre 1943; niente di più.

Eppure il Nostro in tutta la sua vita durata 85 anni, ha rappresentato, direi incarnato, alla perfezione quella parte d’Italia viscida, vigliacca, opportunista, adulatrice, egocentrica, traditrice! E nessuno come lui è riuscito a far sembrare oro ciò che era piombo e a ribaltare sempre a suo favore gli innumerevoli errori commessi!

Il nostro futuro Maresciallo d’Italia, nasce il 29 settembre 1871 (dieci anni dopo l’unità d’Italia) in un paesino del Monferrato, a Grazzano Monferrato appunto, da una famiglia benestante di agricoltori.

Il padre lo avrebbe voluto medico ma lui, sentendosi destinato ad una carriera militare, riesce ad entrare all’Accademia Militare di Torino da dove esce con il grado di sottotenente nel 1890. Nel 1896 fu inviato in Eritrea al seguito del gen. Baldissera senza evidenziare particolari attitudini. Tornato in Italia e promosso capitano partecipò poi alla guerra Italo-Turca nel 1911 sul territorio libico ove si distinse  nella pianificazione degli attacchi ad alcuni oasi; ricevette la sua prima decorazione al valor militare e la promozione a  Maggiore per merito di guerra ma, soprattutto, entra nelle grazie del gen Furgoni, che lo vuole con se al proprio comando di  armata.

Ecco, qui inizia la sfolgorante carriera del giovane Badoglio! Frugoni è letteralmente infatuato di Badoglio, tanto da paragonarlo al giovane Napoleone!

La prima guerra mondiale bussa alla porta! Poco prima dello scoppio della guerra viene promosso Tenente colonnello. Inviato sul Monte Sabotino, mirabilmente fortificato dagli austriaci, ebbe una idea folgorante per occuparlo senza mandare all’attacco ondate su ondate di poveri fanti: fece scavare per mesi e mesi delle gallerie al di sotto delle trincee nemiche. Durante questo periodo viene promosso colonnello; quando le gallerie furono terminate, le usò per inondare con migliaia di litri di petrolio le trincee al di sopra e fece incendiare il carburante.

Diresse  lui stesso l’operazione. I soldati nemici bruciarono come torce e furono costretti a ritirarsi; il Sabotino è conquistato e Badoglio promosso a Maggior Generale per meriti di guerra! (in  meno di due anni passa da tenente Colonnello a Maggior Generale!). Gli viene anche concesso il titolo nobiliare di Marchese del Sabotino!

Lo Stato Maggiore Austriaco inserisce il nome di Badoglio fra i criminali di guerra per questa sua azione; se mai dovesse essere catturato l’aspetterebbe la morte per impiccagione. Questo fatto come si vedrà condizionerà il suo comportamento futuro fino alla fine della guerra.

Neppure un anno dopo viene promosso Tenente Generale sempre  per meriti di guerra e viene messo al comando del XXVII Corpo d’Armata.

Nella notte del 24 ottobre 1917 gli austroungarici lanciano una pesante offensiva proprio nella zona di competenza di Badoglio con cannoneggiamenti mirati; l’artiglieria di Badoglio, inspiegabilmente,  non risponde al fuoco con i suoi 800 cannoni. Nei giorni precedenti Badoglio aveva fatto spostare verso le cime delle montagne le sue truppe di fanteria; la notte dell’attacco piove e c’è nebbia; i soldati di Badoglio, posizionati in alto e avendo sguarnito la valle, neanche si accorgono che una compagnia di incursori guidata da un giovane capitano Rommel (la futura Volpe del Deserto!) attraversa le nostre linee incuneandosi dietro la 2° Armata ( di cui faceva parte il corpo di armata di Badoglio) aprendo la pista a forze ben più consistenti! E si che tutte le indicazione della Intelligence erano d’accordo nell’indicare proprio in questo punto (lato sud del XXVII corpo d’armata) la linea principale di attacco dei nemici!

Alle 8 del mattino la fanteria austroungarica passa attraverso il varco aperto dal capitano Rommel nel XXVII corpo di armata ed alle 15 dello stesso giorno occupa Caporetto!

Badoglio, stranamente, racconta di essere venuto a conoscenza di questo sfondamento solo 4 ore dopo, a mezzogiorno (qualche suo collaboratore poi disse che Badoglio era andato nelle retrovie per riposarsi ritenendo non realistico un attacco nemico in quelle ore)! Per tutto il giorno, sposta continuamente il suo posto di comando, confondendo i suoi collaboratori e non darà mai l’ordine alle sue artiglierie di iniziare un tiro controffensivo, condizione essenziale per la difesa dei suoi reparti.

A essere buoni si può dire che la sua mente non riusciva più a connettere; ad essere cattivi si può pensare anche al tradimento!

Un fatto comunque è ormai certo: la sua unica preoccupazione era quella di non cadere prigioniero del nemico perché sapeva quale sarebbe stata la sua fine! Eccolo quindi vagare da una parte all’altra ma sempre il più lontano possibile dalle truppe austroungariche! Dalle testimonianze si apprenderà che tutti i suoi diretti collaboratori lo cercano disperatamente  per avere ordini ma nessuno riesce a trovarlo!

Le conseguenze di Caporetto e la storia successiva è ben nota; a seguito della disfatta il capo di Stato Maggiore dell’Esercito gen. Cadorna, il capo della 2° Armata ( di cui faceva parte il corpo di armata di Badoglio) gen. Capello, il gen. Cavaciocchi, Bongiovanni e Badoglio, ovvero i tre capi dei corpi di armata coinvolti nel disastro, furono ritenuti colpevoli dalla 1° commissione d’inchiesta appositamente costituita; tutti, tranne il Nostro!

Tutti persero il comando e si dimisero; il Nostro, incredibile ma vero, fu promosso Sotto Capo di Stato Maggiore ovvero vice del nuovo capo gen. Diaz!

A dire il vero in questo incarico mette in mostra le sue doti organizzative e logistiche, contribuendo al “riassetto” dei corpi di armata sbandati dopo Caporetto. Per questi suoi meriti il Re lo nomina Senatore del Regno (equivalente dei nostri senatori a vita).

Nell’agosto del 1919, a guerra ormai conclusa, fu istituita una 2° commissione di inchiesta per la disfatta di Caporetto; furono confermate le colpe di Cadorna, Capello, Cavaciocchi e Bongiovanni;  le tredici pagine della relazione della commissione che parlavano dell’operato e dei grandi errori di Badoglio, furono sottratte prima che la relazione andasse in Parlamento ( si dice su ordine di Vittorio Emanuele Orlando).

E così il gen Badoglio non risulta neanche citato da questa commissione  e pochi mesi dopo successe al gen Diaz come capo di Stato maggiore dell’Esercito! In neanche 4 anni il Nostro passa da Ten. Colonnello a Capo Stato Maggiore! Nonostante la vergogna di Caporetto!

Come è stato possibile vi chiederete? Grazie alla sua abilità di scaricare le sue colpe sugli altri, a trovarsi sempre lontano dai problemi, dalle responsabilità, al fatto di non lasciare mai ordini scritti in modo da poter poi rinnegare quello che aveva detto ai suoi collaboratori, a capire prima degli altri quando il vento cambiava e quindi a cambiare sponda e protettori; non ultima, fra le cause di questa sua fortuna,  la quasi accertata sua appartenenza alla massoneria, di cui sembra fosse  un altissimo rappresentante.

E arriviamo agli anni del fascismo. Inizialmente odiava Mussolini perché lo considerava un politicante sovversivo venuto dal nulla e quando avvenne  la marcia su Roma fu fautore di un intervento armato per bloccare Mussolini ma poi si allineò docilmente ai volere del Re.

Questa sua ostilità iniziale verso il fascismo non gli impedì, nel 1925, di chiedere a Mussolini e di ricevere da lui l’appena costituita carica di Capo di Stato Maggiore Generale, che mantenne per ben 15 anni fino alla fine del 1940. Nel 1926 fu promosso al grado di Maresciallo d’Italia (insieme al Duca d’Aosta!) per i meriti acquisiti nel corso della guerra conclusa da poco!

Ormai convinto fascista, nel 1928 fu nominato governatore unico della Tripolitana e della Cirenaica ove organizzò una deportazione in massa di tutta la popolazione locale facendo loro traversare 1000 km di deserto per stiparla poi in 13 campi di concentramento.

Nel 1935 fu spedito in Etiopia per conquistare quell’impero che Mussolini voleva; un anno dopo entrava vittorioso in Addis Abeba; Mussolini lo nominò vicerè d’Etiopia! Il Negus, fuggito, si rivolse alla Società delle Nazioni denunciando le barbarie compiute da Badoglio, che durante l’avanzata aveva inondato di gas iprite le truppe etiopiche ed i villaggi di civili, avvelenato i pozzi e fatto fucilazioni di massa; ne chiese l’iscrizione nell’albo dei criminali di guerra, cosa che venne fatta in attesa di indagini più accurate.

Per le sue azioni in Etiopia ricevette da Mussolini la tessera ad honorem del partito fascista. La semplice tessera del partito non poteva bastare ad uno come Badoglio! Per i suoi meriti chiede che gli venga dato in regalo un terreno sulla Salaria per costruirsi una villa e 5 milioni di lire per la edificazione; gliene saranno concessi solo 3,5 con grande suo disappunto!

Nel 1937 viene nominato presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche al posto di Guglielmo Marconi (sic!). A 66 anni è all’apice della sua carriera; cumula una infinità di incarichi, titoli nobiliari, stipendi! Ogni mese intasca circa 100.000 euro di oggi ed è uno degli uomini più potenti e ricchi d’Italia!

Nel 1939 dopo infinite suppliche scritte ed orali al Duce, riesce a cambiare il nome del suo paese natale: da Grazzano Monferrato a Grazzano Badoglio, nome arrivato fino ai giorni nostri.

L’inizio della seconda guerra mondiale lo trova ancora a capo dell’Esercito; di tutte le pazze iniziative di Mussolini, dalla guerra alla Francia, alla guerra alla Grecia, non risulta dai verbali delle riunioni che Badoglio abbia mai opposto resistenza o abbia mai puntato i piedi per far valere le sue ragioni! Lui sapeva benissimo quale era lo stato delle nostre Forze Armate e dell’Esercito in particolare,  male equipaggiato, male vestito, con armi obsolete, addestramento assente; eppure non si oppose mai ai piani del Duce.

Solo dopo i disastri sul fronte francese, e su quello greco, a cose ormai avvenute disse che la colpa non poteva essere addebitata a lui in quanto “tutti” sapevano! Con quello che inizialmente sembrò uno  sprazzo di dignità, diede le dimissioni da capo dell’esercito adducendo ingiustificati attacchi alla sua persona da parte di Farinacci; in realtà di quello che diceva Farinacci non gli importava niente! Si tirò indietro perché aveva già capito, molto prima degli altri, che il vento sarebbe cambiato a breve e si predisponeva a servire nuovi padroni!

Restò nell’ombra fino all’estate del 1942, quando venne contattato dalla Corona per conoscere la sua disponibilità ad un cambio di regime, cambio che si concretizzò un anno dopo con la famosa riunione del 25 aprile (1943) del Gran Consiglio del partito fascista che porterà all’arresto di Mussolini stesso nel pomeriggio dello stesso giorno.

Al mattino del 25, Badoglio aveva già ricevuto dal Re l’incarico di formare un nuovo governo; opportunista come era, non si fece sfuggire l’occasione di avere nuovi incarichi, facendo affondare senza nessuna remora colui che gli aveva dato 20 anni di potere e prebende! 

La stessa sera, verso le 23, Badoglio alla radio pronunciò la famosa frase : “la guerra continua e l’Italia resta fedele alla parola data…” . Ancora a fine luglio, Badoglio scriveva a Hitler ribadendo il fatto che l’Italia sarebbe rimasta fedele alla Germania.

Iniziarono invece i contatti con gli Alleati per raggiungere un armistizio separato e sganciarsi così dai tedeschi. Le condizioni poste dagli alleati furono quelle di una resa incondizionata che, alla fine, fu accettata da tutto il governo con Badoglio in testa il quale non aveva mai smesso di fare l’occhiolino una volta ai tedeschi, una volta agli alleati, navigando in quella ambiguità in cui era maestro. Questa volta però ottenne l’esatto opposto ovvero un clima di sospetto sia da parte della Germania che degli alleati.

Dopo avere firmato in tutta segretezza la resa incondizionata la sera del 3 settembre 1943, l’accordo era che il giorno 8 settembre doveva essere reso noto a tutti dal governo italiano l’avvenuto armistizio e la conseguente fine della guerra. Il 7 sera però Badoglio, terrorizzato dalla possibile reazione tedesca al suo annuncio, supplicò Eisenhower di concedere una proroga; per tutta risposta, come previsto, il giorno 8 alle 18.30 fu Eisenhower stesso che dalla radio di Algeri comunicò a tutto il mondo l’armistizio raggiunto con l’Italia.

Quando, successivamente, gli fu chiesto come mai avesse dato lui l’annuncio e non il governo italiano, rispose: “perché non mi fidavo di Badoglio!”

Da Comandante e da conoscitore di uomini, aveva subito inquadrato nella giusta prospettiva il Nostro!

Badoglio, preso in contropiede dal comunicato di Eisenhower, fu costretto 15 minuti dopo a rivolgersi al popolo italiano annunciando l’armistizio con gli alleati e terminando con la famosa ed infausta frase “… pertanto ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”-.

Terrorizzato dalla reazione che avrebbe sicuramente avuto Hitler, Badoglio assieme al Re ed al governo, fuggirono nottetempo vigliaccamente e come ladri dalla capitale verso Pescara dove li attendeva una nave per portarli al sud, al sicuro nella città  Brindisi,  già sotto controllo militare degli alleati.

L’esercito italiano, lasciato senza direttive, si dissolveva; Roma si arrese il 10 settembre ai tedeschi e sarebbe iniziata quella guerra civile fra fratelli che tanti lutti e tante conseguenze nefaste avrebbe portato all’Italia!

Badoglio a fine guerra scamperà anche all’arresto per la mancata difesa di Roma! In suo favore intervenne addirittura Winston Churchill!

Badoglio ed il Re si macchiarono del crimine peggiore per un Comandante: mettersi in salvo abbandonando i propri uomini! Oltre ad abbandonare i propri uomini, Badoglio abbandonò anche il figlio Mario che infatti fu deportato nei lager tedeschi; ne uscirà vivo, ma solo per morire poi nel 1953 per i postumi della deportazione.

Il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, morirà invece a 85 anni nel suo paese natio il 1° novembre 1956  e verrà sepolto con tutti gli onori militari e civili!

Inutile dire che Badoglio riuscì anche a sfuggire, dopo la guerra, all’accusa di criminale di guerra depositata presso la Società delle Nazioni dall’Etiopia; l’Italia, con l’appoggio determinante dell’ormai alleati Stati Uniti, riuscì ad evitare l’estradizione di Badoglio con la promessa di processarlo in Italia assieme ad altri imputati per lo stesso crimine. Quando iniziò il processo il nome di Badoglio era stranamente scomparso dall’elenco delle persone da giudicare!

Badoglio, pur ricoperto di prebende, titoli e incarichi, riuscì a farsi odiare da tutti; dalla destra e dalla sinistra, dai militari e dai civili, dagli alleati e dai nemici.

Con il suo opportunismo, la sua ambiguità, la sua vigliaccheria, la sua adulazione riuscì a navigare da una sponda all’altra, senza mai schierarsi apertamente, senza mai prendere una decisione che non fosse nel suo puro interesse.

Non ebbe remore nell’abbandonare al suo destino chi lo aveva protetto e promosso, non ebbe remore ad abbandonare i suoi uomini alla mercé tedesca ed alleata, non ebbe remore a schierarsi con il nemico che aveva combattuto e a tradire gli impegni presi dall’Italia! Tutto andava bene se gli portava qualche vantaggio!

Uomo senza dignità, senza principi, uomo per il quale gli Alleati coniarono una parola nuova :

 DO NOT BADOGLIATE

Nel senso di  “Non Tradire”,  “non fare il Badoglio”.

Veramente una macchia nera nella nostra storia militare e civile! E pensare che la sua casa natale a Grazzano è stata trasformata in un museo dedicato proprio a lui! Per ricordare cosa? Le peggiori doti del popolo Italiano?

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