FOSSE ARDEATINE: la mezza verità

Anche quest’anno, come ogni anno, il 24 di marzo si ricordano le Fosse Ardeatine; le più alte autorità si recano sul luogo e rendono omaggio a quei poveri 335 disgraziati giustiziati dalle truppe tedesche nel 1944; quest’anno in particolare si celebravano i 75 anni!

“Una pagina nera scritta con l’inchiostro dell’odio” ha detto la presidente del Senato; “un orrendo massacro” ha chiosato il presidente della Camera; “una delle giornate più tragiche della nostra storia” ha ribadito il presidente del Consiglio, tanto per citare alcune delle nostre massime cariche istituzionali.

E’ vero, è stato un massacro orrendo, furono giustiziate persone qualunque, persone già condannate a morte, persone rastrellate nei palazzi vicino a via Rasella, giovani adolescenti che passavano lì per caso; non fu giustiziato nessuno direttamente implicato nell’attentato.

E’ doveroso ricordare queste persone uccise. Sarebbe però doveroso ricordare anche altro!

NESSUNO di quelli che hanno commemorato l’eccidio ha detto una parola su chi scatenò quell’eccidio!

NESSUNO di quelli che hanno deposto le corone, ha fatto un cenno sulle responsabilità di chi ordinò e realizzò l’attacco al battaglione tedesco da cui poi scaturì l’eccidio!

NESSUNO di quelli che si sono recati sul luogo dell’eccidio per ricordare, ha detto una parola sulla vigliaccheria di coloro che ordinarono e fecero l’attentato e in particolare su quel Rosario Bentivegna che comandava il gruppo di gappisti di via Rasella!

E non mi importa se tutti questi vigliacchi sono stati assolti dai vari tribunali, che hanno definito l’attentato un “legittimo atto di guerra”.

Un attentato fatto ad un reparto di soldati in addestramento, con la divisa dei tedeschi ma che provenivano da una regione italiana; un attentato in cui morì anche un ragazzino di 13 anni, vittima innocente del “legittimo atto di guerra”!

Un attentato in cui i gappisti lanciarono coscientemente anche delle bombe a mano per dare l’impressione che fossero state buttate dai piani superiori dei palazzi circostanti, in modo che la prima reazione dei tedeschi fosse quella di rastrellare ed arrestare gli ignari ed innocenti abitanti degli appartamenti, che poi finirono alle Fosse Ardeatine!

Un attentato assolutamente inutile sotto l’aspetto tattico – strategico sia perché il reparto era costituito da soldati in addestramento, sia perché gli americani erano ormai alle porte di Roma (vi entrarono circa due mesi dopo, il 4 di giugno) e i tedeschi avevano già cominciato a ritirarsi.

Ritengo, e non solo io, che i gappisti sapessero benissimo, a partire dal loro capo politico Amendola per scendere a Bentivegna, la Capponi e tutti gli altri, che a seguito di quell’attentato la furia tedesca si sarebbe riversata sui civili inermi; anzi, che fosse questo il loro vero scopo? Coinvolgere i civili in modo da dare una “scossa” al popolo, che sino ad allora si era dimostrato troppo accondiscendente verso le truppe tedesche, troppo poco impegnato nella lotta partigiana. Coinvolgendolo direttamente, facendone ammazzare qualche centinaia, forse il popolo avrebbe reagito; era questa la speranza dei gappisti?

A pensar male (ma Andreotti ci ha insegnato che a pensar male spesso ci si indovina!) se per pura ipotesi i tedeschi non avessero fatto alcuna rappresaglia, Amendola e compagni ci sarebbero rimasti molto male! Ma sapevano che non sarebbe stato così; giusto qualche giorno prima, il 10 di marzo, i tedeschi avevano fucilato dieci uomini a Forte Bravetta per rappresaglia di un soldato tedesco ucciso sempre dai gap. Il rapporto 10:1 era ben conosciuto dai gappisti nonostante tutte le falsità che sono state affermate nei vari processi; sapevano perfettamente di questa prassi, peraltro non solo tedesca, anzi vi speravano! Sempre per dare la “scossa” al popolo!

E che questa fosse la prassi fu riconosciuto anche dal tribunale che fece il processo a Kappler, il cosiddetto boia delle Fosse Ardeatine; Kappler infatti fu condannato all’ergastolo NON perché avesse applicato la regola del 10:1 ma perché aveva sbagliato i conti! Invece di giustiziare 330 persone (33 soldati uccisi x 10), nella confusione ne uccise 5 in più (le vittime infatti furono 335); fu per queste 5 persone uccise in più che fu condannato, non per le altre 330!

Ma come già detto ritengo sia proprio su questa “prassi” che Amendola e compagni contavano!

Ed è altrettanto falso che i responsabili dell’attentato, primo fra tutti Bentivegna, non si consegnarono al nemico per evitare l’uccisione degli inermi cittadini perché pensavano che fosse inutile, che la loro consegna non avrebbe evitato il successivo eccidio; tutti conoscevano il caso dell’eroe carabiniere Salvo D’Acquisto che, giusto sei mesi prima, consegnandosi ai tedeschi e accusandosi in prima persona (lui, che non aveva fatto assolutamente niente!), salvò la vita ai 22 ostaggi che dovevano essere giustiziati per una rappresaglia! Non aveva ancora 23 anni e morì gridando “Viva l’Italia”! Questi sono veramente i nostri Eroi, i Figli della nostra Patria!

No, nessuno dei gappisti si consegnò solo per pura vigliaccheria; fecero l’attentato ma poi si guardarono bene dall’assumersi le loro responsabilità; si nascosero come topi di fogna e lasciarono che fossero giustiziati 335 innocenti al posto loro! Colpa della belva nazista, si autogiustificarono! A nessuno di loro venne in mente di emulare quel giovane di 23 anni!!

Anzi, finita la guerra, fu data loro anche una medaglia per il valore e il coraggio dimostrato nella lotta al nemico!! C’è da meravigliarsi se qualche familiare dei morti delle Fosse riconsegnò a quel punto la medaglia che aveva ricevuto per ricordare il babbo, il fratello, il marito, lo zio ucciso nell’eccidio?? Penso di NO!

Amendola, Bentivegna, Capponi e gli altri: adesso siete morti, tenetevi le vostre medaglie intrise di sangue, tenetevi l’assoluzione guadagnata in tribunali politici, tenetevi il perpetuo ricordo dei vostri compagni dell’ANPI, tenetevi la “perenne riconoscenza” della storiografia contemporanea; il tribunale della Storia è l’unico, valido ed inappellabile e verrà un giorno in cui emetterà il suo giudizio; e verrete giudicati per quello che siete realmente stati!

Ecco, assieme al doveroso ricordo dei morti giustiziati dalla furia nazista, sarebbe stato opportuno, dopo 75 anni, anche un cenno alla causa che scatenò questa furia, un cenno al comportamento cinico dei gappisti pronti a sacrificare per un loro fine vittime innocenti, un cenno non al coraggio ma alla vigliaccheria di uomini e donne che permisero che questo eccidio venisse perpetrato o, perlomeno, che non fecero niente per impedirlo!

3 thoughts on “FOSSE ARDEATINE: la mezza verità

  1. Quando da bambino (tanti anni fà) chiesi a mia mamma cosa fosse successo alle Fosse Ardeatine, mi rispose che qualche delinquente, che ben sapeva che i tedeschi avevano sbandierato ai 4 venti la regola del 10 a 1, aveva vigliaccamente ammazzato dei giovani tedeschi e poi si era nascosto. Stentai a crederle, ma devo ammettere che aveva perfettamente ragione!!!

    1. Da che mondo è mondo la storia l’hanno sempre scritta i vincitori e quindi si può anche capire che venga “alterata” per fare emergere solo le cose che vogliamo far emergere. Ma dopo 75 anni si dovrebbe avere il coraggio di analizzare senza pregiudizio politico i fatti avvenuti e trarre le dovute conclusioni. Ma in Italia questo non è ancora possibile. E allora continuiamo a vivere di queste mezze verità che, per la maggioranza dei nostri giovani, diventano poi verità assolute!!

      1. Articolo molto interessante e ottimamente scritto.
        Penso che ci vorrà davvero molto tempo affinché si possa mettere la Storia e i fatti accaduti sul periodo della Resistenza al centro senza che ad ogni dibattito o discussione ci voglia il bollino di patrocinio dell’ANPI.
        Aggiungo inoltre che era così noto che il rapporto fosse 10:1 per l’esercito tedesco perché era normale averlo per tutti gli eserciti in misura diversa ovviamente.
        Per l’esercito russo per esempio era di 15:1.
        Saluti,
        Alberto

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